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Spesso amici problematici ho incontrato. Sono anche stata e sono ancora a mia volta un’amica problematica. Ma siccome in questo momento mi pesa particolarmente affrontare questa cosa, penso che mi ricorderò da sola le regole fondamentali che, per me, fanno di un’amicizia un rapporto di senso. Al di fuori delle quali non ha senso prendersela più di tanto.

– l’offesa. Amico, se un giorno (o più giorni) pensi male di me e decidi in cuor tuo di non dirmelo dev’essere solo perché vuoi seppellire questo sentimento tra le cose che non contano nulla e non incrinano il rapporto. Mai conservare i pensieri neri in un cassetto. Piuttosto, mamma mia, parla e discuti e fatti valere. Un amico non è un genitore né un fidanzato: lasciamo solo a questi l’agire d’intuito e il concetto di “dovuto”. Non è scarso romanticismo, è realismo.

– i limiti. Accettiamo i nostri limiti prima di parlarne. Analizziamo pure i limiti ma per il bene di entrambi e specie di chi li ha e non di chi se ne sente penalizzato. E poi. Parlare apertamente, anche animatamente, dei reciproci limiti non è giudicare. Giudicare è non degnare l’amico del beneficio del dubbio, non concedere possibilità di replica o di recupero. Giudicare è pensare di possedere le conclusioni solo perché si hanno alcune, pur chiare, premesse.

– le differenze. Non capisco a pieno le tue scelte. Non farei come fai tu. Quella cosa che hai fatto mi turba/stupisce/stranisce/sminuisce/fa invidia. Amen. Fa parte del pacchetto. Coltiva il bene che riesci a dare, nel limite delle tue capacità, all’entità che ti parla e interagisce e ti conosce, in tutto il suo insieme. Sicuramente ci saranno cose di te che, in parte, non condividerà mai. Guardare oltre il qui e ora, all’insieme.

– l’attesa. Ogni relazione ha i suoi tempi e quelli delle amicizie a me sembrano sempre simili. Concitati all’inizio, più lunghi dopo le prime difficoltà, cadenzati e armoniosi nel lungo termine. Sapere che l’altro c’è da qualche parte, anche senza ricevere attenzioni. Capire le priorità diverse, aspettarsi e rispettare i ritmi dell’altro è importante, ma senza mettere mai da parte i propri. E qui veniamo al penultimo punto.

– l’umiltà. Se hai bisogno, mostrati per quel che sei e che desideri, soprattutto se stai male. Accetta la fifa di vederti abbandonato, commiserato. Magari non succede. E poi le tue responsabilità, se non le hai ben presenti inutile iniziare una discussione di qualsiasi tipo. Non c’è risoluzione di conflitto che tenga senza reciproca ammissione di colpa. 

– la buona fede. Pensa bene di me. Io voglio pensare tutto il bene di te. Demoliamo insieme le sovrastrutture, i ricattini, le aspettative, le allusioni, le gare, le malignità, le rivalità, i test. Se sono felice gioisci con me, io non sono più felice se non posso esserlo anche con te. Freghiamocene se non è stato tutto perfetto, se non è sempre uguale la felicità…la ruota gira e a volte un amico vero (anche se problematico) aiuta a farla girare più in fretta.

Personalizzando l’Olimpo

Se in un futuro decadente tornassimo ad avere dei pagani io proporrei (non necessariamente in ordine di importanza):

  • Az (dio della sintesi)
  • Elòra (dio del sano realismo) & Sà (dea della concretezza)
  • Veh (divinità dello star su da doss)
  • Stampé (dio della memoria eterna) & Crocesòra (dea dell’oblio eterno)
  • Ciapadlària (ninfa della solitudine meditabonda)
  • Ilprimcavagna (spirito del continuo migliorarsi e della buona volontà)
  • Cofet (dio dell’umiltà)
  • Magnameno (dea della giusta misura) & Nimel (spirito dell’abbandono ai sensi)
  • Prunpèl (satiro delle cose fatte all’ultimo)
  • Bonalana (musa del cazzeggio) & Maruga (musa delle intuizioni geniali)
  • Tutcompàgn (dio del perdono e della comprensione del prossimo)
  • Cul & Pataja (satiri gemelli custodi dell’amicizia)
  • Tosù (dea della condivisione e della generosità)
  • Catvèna (musa dell’insulto liberatorio)Immagine

<SaltasaltasaltasaltasaltaSIMPARARRRR!!!>

<Ti stai dimenticando qualcosa. Qualcosa di fondamentale.>

<Yo soy la tierra de tus raices! El talisman de tu piel lo diceee>

<sei in ritardo>

<che ore sono?…hai roba in frigo? Forse hai fame. Mangia per sicurezza.>

<NUOTARE! ta-ttatararata-tatararat-tatararatat… SALUTARE! ta-ttatararata-tatararat-tatararatat… MACHO! ta-ttatararata-tatararat-tatararatat…OK! ta-ttatararata-tatararat-tatararatat…>

<il cellulare!>

<basta: entro oggi devi finire>

<i pesci quando asciuga il lago scompaiono e poi ricompaiono. è strano.>

<…nella mia casa si usa aprire la finestra quando il camino fuma e aprire, quando fuma un uomo, la porta.>

<in albergo tra le dolomiti si stava pran meglio>

<WHEEEEEN THEEEE ….Moon hits your eyes like a big pizza pie THAT’S AMOREEE….nananainaaaa>

<scrivi un post sul tuo talento nel deconcentrarti>.

l’assedio

L’assedio termina quando invece di difendere ciò che non si è già dato all’esterno (dovuto o meno), si aprono le porte e si lascia che chi è fuori entri, veda coi suoi occhi quel che c’è, e smetta di pretendere di più.

uomini

Sento l’esigenza di scrivere banalità, ma guardandomi intorno mi sembrano quantomai opportune.

Cari uomini.

Dimenticate quanto letto su “For men” o appreso dalla tv, o letto nei cessi pubblici, o nei libri (per chi di voi li legge).

Ve lo dico io cosa vogliono le donne, onestamente.

Estetica. Le donne sono attratte da uomini carini.
Dove carino non significa avere la faccia marrone, la sciarpetta checca finto casual, il capello finto spettinato, il jeans seconda pelle e la t-shirt che metta in evidenza il petto pettuto.
Carino è: essere pulito, curato senza esagerare, in armonia con quello che indossi, spiritoso sui tuoi difetti. Evita gli eccessi: indipendentemente dal budget investito, non sempre l’originalità paga. Datti una regola: se per vestirti ci metti più tempo che per lavarti stai sbagliando qualcosa.
Smetti di imitare altri. E smetti di pubblicare a ciclo continuo tue foto in posa. E’ una cosa ridicola su cui ridiamo, ma non fa colpo.

Lavoro. Le donne vogliono entusiasmo.
Anni e anni di stereotipi sulla donna che cerca l’uomo ricco e affermato hanno un fondo di verità? Sì. Eccome. Ma chi non ha in programma di diventare un brillante imprenditore con la casa al mare non disperi. Abbiamo un’anima. E fondamentalmente cerchiamo un uomo che, prima ancora di affannarsi a garantire qualcosa, metta entusiasmo in ciò che fa.
Campi facendo qualche lavoretto sporadico? Sei un netturbino? L’importante per la tua donna è di sentirti felice…dunque se ti piace fallo col sorriso, senza imbarazzi idioti. Se non ti piace, buttati in qualcos’altro. Ci piacciono l’iniziativa, le idee e non sopportiamo capricci e perdite di tempo (ci siamo già noi per quelle). Dare economicamente una mano non ci turba, tranne poche di noi che è meglio perdere che trovare.

Conversazione. Le donne vogliono leggerezza.
Cerchi di sembrare profondo e ti perdi in dietrologie senza capo nè coda? Utilizzi solo l’emisfero destro del cervello per affrontare un argomento perchè il sinistro è impegnato a chiedersi se “l’argomento vabene – l’argomento era il migliore possibile – l’argomento le piacerà – faremo sesso perchè ho scelto questo argomento“? Notizia per te: non esiste un argomento sbagliato, ma c’è un modo sbagliato di parlare di qualsiasi argomento. Quel modo è il tuo. Pensa a cosa ti interessa e parla di quello con trasporto. L’emisfero che impieghi a rimuginare, usalo per ascoltare e ricordare quello che rispondiamo. Queste due ultime paroline sono un lasciapassare per le nostre grazie: appuntatele.
Altra piccola ma semplice regola: se l’oggetto della conversazione sei tu e i tuoi problemi, cura di fare un “cambio” ogni 60 minuti….o almeno ogni 48 ore a seconda della gravità. Se ti viene da stare zitto, taci serenamente.

Problemi. Le donne vogliono la squadra.
Tranquillo, le donne non vogliono lavorarsi una squadra di calcio, bensì lavorare in squadra con te. Il tuo problema, come il suo, si può mettere su un tavolo comune (esiste!) e pensare insieme a soluzioni opportune. Il problema in sè non ci spaventa nè ci allontana. Ci allontana l’immagine di un uomo polipo che vuole gestire tutto, non si stacca da nulla e se ti avvicini ti butta addosso inchiostro per confonderti. Calma. Non è oggi il giorno del giudizio. E il polpo è anche brutto da vedere.
Nota bene: discutere o litigare di tanto in tanto non causa morte e depressione. Riderci su è un’opzione saggia da prendere in considerazione prima di ripartire e guardare avanti.

Maturità. Le donne la vogliono on the road.
Non sperare di incantarci ragionando da uomo maturo se nella vita ti comporti da bambinone orsacchiottone. Non importa infilare per telefono un discorso sensato sul futuro, non importa individuare i difetti degli altri e parlarne con spocchia e senso di superiorità. Non importano le teorie e i massimi sistemi che sei in grado di costruire partendo da pochi rari episodi di vita. Puoi dirti maturo quando non abbandoni un progetto prima di averci seriamente provato. Quando il tempo passato a dolerti del problema è percentualmente inferiore al tempo che impieghi per risolverlo. Quando non è necessario rispondere male a tua mamma, siccome lei non avrà più nulla da rimproverarti. Quando l’opinione degli altri sarà solo l’opinione degli altri e non oggetto di turba mentale. Ecc ecc…lo sai da te. su.

Regali. Le donne vogliono la luna.
Se devi comprare qualcosa non strafare. Piuttosto guardati un po’ di puntate di Criminal Minds e impara a leggere i messaggi subliminali che non possiamo lanciare troppo esplicitamente per non mettervi in imbarazzo. Il regalo d’obbligo (natale compleanno bla bla bla) è meglio che sia indovinato. Il regalo extra (anche minuscolo) in un momento inaspettato ci fa sognare…ci basta poco per andare sulla luna. Se ti dimentichi amen: viva la spontaneità.

Galateo. Le donne non devono arrossire.
Se ti preoccupi di aprirmi la porta della macchina, spostarmi la sedia, pagarmi il cinema… ma poi mangi a bocca aperta o mi interrompi o ti dimentichi di chiedere la mia opinione o tratti male i miei amici, i tuoi sforzi per sembrare elegante sono destinati al fallimento.  La galanteria si riassume fondamentalmente in un concetto: disponibilità. Mentale, fisica…Renditi disponibile ogni volta che puoi. Il resto lascialo ai nuovi businessman con i problemi di personalità.

Mi sembra cosa buona e giusta dedicare il primo post nella nuova casina di “Chez Blanche” al nostro personalissimo guru del pc: il Pincio. Se sembra che io sia qui dal 2006 e non solo da oggi è merito della sua testolina pensante e strolgante soluzioni per noi fanciulle ex-splinderiane.

Il secondo pensiero va alla vecchia casina che avrei voluto portarmi dietro intatta come il vecchietto di Up, appendendola a dei palloncini colorati. Ma ahimè non era fattibile e ora spero che nessuno torni a turbare la pace delle pareti bianche e dei disegni di Fabo, che sono venuti con me (e forse è possibile che le ranocchie di sempre lascino il posto a qualcosa di più…identificativo…suspance!). 🙂

povero blog

oh…bisogna costruirti una nuova casina…

Giacchè dopo una giornata intensissima e un venerdì sera passato a scribacchiare non sono ancora paga degli sforzi fatti, sosto un momento qui per sfinire i miei polpastrelli che ormai sono a forma di tasto.
Val la pena di dire, così un domani rileggendo potrei ricordarmene, che è un momento assai produttivo, positivamente parlando. O positivo, produttivamente parlando.
Produco positivamente, oltre che ai frutti dei miei lavori, tanti bei ricordi, produco consigli più o meno saggi, produco incontri felici, produco riflessioni e (udite udite) belle idee. Anche qualche esperimento culinario be riuscito, ma c'è chi mi batte ancora alla grande.

Mi rendo conto che mi servono all'incirca 24 mesi per fare mio un meccanismo nuovo, che sia un lavoro da svolgere o una dinamica di coppia, un affetto o una nuova tecnologia. Può essere una gestazione lunga…(un elefante figlierebbe 2 volte)…ma quando mi decido ad arrivare devo ammettere che le soddisfazioni ci sono. Anche se sono più che pachidermica.

Ma torniamo pure al momento di puro autocompiacimento: ce vò.
Devo dire anche che il 2011 è stato un bell'anno.. Pieno di quello di cui avevo bisogno: concretezza, semplicità, affetto, soddisfazione, crescita e tanta tanta strabordante joie de vivre. Certo, le mie sicurezze non sono mai tornate salde come un tempo…ma anche questa mi sembra una conquista, soprattutto per il fatto che la cosa in sè mi turba assai meno di prima.
Ho visto una sorella vestita di bianco e un'altra diventare grande; i miei genitori hanno iniziato a darmi retta come la si dà a un figlio quasi del tutto adulto; ho impresso il ricordo di un sacco di bei posti visitati con gli amici più cari: angolini di Parma nascosti, montagne, città, laghi e mari e fiordi e oceani…e ovunque, alla fine, me la sono cavata. Ho visto persone imparare a rispettarmi, a considerarmi, a riprendermi per il mio bene, e ho lasciato cadere polemiche sterili perchè non è più così urgente che riconoscano che ho ragione (quando mi capita di averla). Ho vissuto il rammarico di non aver fatto in tempo a dire un addio e, di contro, anche la difficoltà di dover continuare a ripetere in silenzio alcuni addio, ancora e ancora… prima di potersi davvero congedare. Ho trovato una persona che si avvicina al centro del mio cuore senza fretta di farsi largo, senza pretese di salvare la situazione…ma solo con la voglia di ridere tra i baffi e nelle mani.
Ho avuto i miei fallimenti, è chiaro, ma in questo preciso momento la mia vita mi piace. Non posso dirmi realizzata o compiuta o sistemata. Ma ho tutto quello che serve per potermi dire felice… così. E non vedo perchè trattenersi dal dirlo qui.

Un discorso che stride (se davvero dobbiamo porci il problema) con alcune situazioni di persone a me vicine che non hanno certo voglia di sbandierare benessere adesso.
Eppure credo faccia bene lo stesso ogni tanto fermarsi e dirsi <veh che però io sto bene. Non per una ragione in particolare, non per un elemento imprescindibile che mi ha risolto l'esistenza, ma per il semplice insieme combinato delle cose che mi trovo ad avere. Veh che se ti impegni e non perdi la speranza, a volte gli elementi si incastrano in armonia. daje.>.

completa la poesia

Oh chiave tintinnante
piccola e lucente
sottile e un po' sfuggente
che proprio nel tombino
hai scelto di sfuggire*

Oh chiave tintinnante
nel rudo più schifoso
tra vermi con le zampe,
nelle segrete del Tubino
ti ho dovuta reperire

[…]


* lo spunto poetico è tratto da una reale disavventura abbattutasi su Blanche negli ultimi giorni d'agosto.

quanto è vero…