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Archive for febbraio 2008

Minerva ha fatto l’errore di commissionarmi un post…ebbene: eccolo.

Mi chiede di spendere due parole sullo spettacolo a che abbiamo fatto l’anno sorso e che, peraltro, lei non ha visto (e qui si spiega il perchè me lo abbia chiesto: non sa a cosa và incontro…).

Lo spettacolo era…

Premessa doverosa ma saltabile se avete fretta.

Beh, prima di tutto và detto che si tratta di una cosa moooolto semplice. Teatro ridotto all’osso, e pure un po’ rosicchiato. Il fatto è che non siamo una compagni teatrale vera e propria, siamo ragazzi e ragazze (mica tanti, eh?) che si impegnano a vario livello nel sociale e parrocchiale e che, tra le altre cose, organizzano una serata su un "testimone", qualcuno, cioè, che abbia qualcosa da insegnare primaditutto a loro, poi a chi li vorrà ascoltare. Si tratta di un personaggio proposto dalla chiesa cattolica come modello "esemplare" che noi….praticamente…mettiamo "alla berlina". In maniera abbastanza brutale si confronta la vita di persone che hanno fatto scelte "insolite" con la nostra del qui ed ora. Se qualcosa di buono o di brutto c’è, vi assicuro che viene fuori.
Questo perchè, essendo per la maggior parte dialogato, si ha la possibilità di far emergere più punti di vista: vecchi, giovani, credenti, laici….indifferenti…il tutto nella maggior naturalezza possibile, cercando di evitare di appiattire le opinioni contrarie.
Basta: fine presentazione.  Una cosa soltanto: lo "spettacolo" auspica 3 caratteristiche:
breve, semplice, leggero (perchè non sempre le cose interessanti devono essere dette in maniera pesante, anzi…chi ride pensa, come insegna Benigni).

Riprendiamo…
L’anno scorso si parlava di donne. In una sala di parrucchiere, in un traquillo pomeriggio, si discuteva di due donne diverse. Due donne, non una, perchè ci sono diverse forme di "santità al femminile".

La prima è la mia preferita ed è un personaggio che non mi sarei aspettato potesse proporre la Chiesa.
Si chiama Elena da Persico, una ex contessa, vissuta a cavallo tra 800 e 900. Una paladina di quel cristianesimo "sociale" che nasce proprio in quegli anni, a supporto degli operai e dei ceti più poveri. Una donna forte, single, intelligente. Fonda un numero inprecisato di associazioni in tutta Italia per promuovere l’istruzione delle donne (cosa assai rara), per proteggere i loro diritti sul lavoro e, soprattutto, si batte (anche "ai piani alti" del Vaticano) perchè le donne ottengano il diritto di voto. Fonda la prima rivista femminile italiana. Una donna fantastica, forte, moderna, a suo modo, rivoluzionaria. Quanto di più lontano dall’idea della donna solo figli casa e chiesa, modesta e remissiva, che siamo soliti immaginare come stereotipo di cattolica. Non vado oltre perchè mi rendo conto che non interessa. Ma è un peccato.

La seconda è quella che più interessa Minerva. Si chiama Gianna Beretta Molla.
E’ un medico, attivissima nel volontariato, allegra ma, soprattutto una mamma. Il suo dramma è controverso e scatena reazioni opposte: da un lato commozione e rispetto, dall’altro rifiuto e scandalo.
Vengo al punto: madre di tre figli, resta incinta della quarta. Poco dopo le viene diagnosticato un fibroma nell’utero e le viene consigliato di interrompere la gravidanza.
Consapevole dei rischi rifiuta l’aborto, sperando nelle scarse probabilità di sopravvivenza di entrambe: lei e quel feto che sentiva già sua figlia.
Seguono mesi di riflessione, una gravidanza che diventa un crescendo di paura e tensione da parte del marito, di speranza e serena accettazione da parte di Gianna.
Come immaginerete, Gianna non sopravviverà al parto, morirà qualche giorno più tardi.
La figlia, invece, nascerà sana e oggi ha circa 50 anni. Vive insieme al padre e ai fratelli.
Al di là delle opinioni personali colpisce senza dubbio il coraggio di questa donna, la sua risoluta ma serena convinzione nel voler portare a termine un viaggio, per molti privo di senso.
Tutto sta nella certezza, pur non condivisibile, che un feto sia già non solo vita, ma figlio. Non solo da "tutelare" ma da proteggere. Da difendere a tutti costi. Esattamente come se fosse già nato.
Certo domande ne sono venute tante anche a noi: e gli altri tre figli? Ha senso partorire un orfana? E il marito?….
Molti tendono a fare "di tutta l’erba un fascio" e a generalizzare un caso particolare come il suo a qualsiasi altro caso di gravidanza difficile. Io non sono daccordo!
Sicuramente molte ragazze che ricorrono oggi all’interruzione di gravidanza non hanno una famiglia come quella di Gianna su cui contare, o la sicurezza che qualcuno curerà il loro figlio come proprio.
Sicuramente molti figli non capirebbero, come i suoi, il gesto della madre, e dovrebbero pagare un prezzo forse troppo alto per la fede della madre.
Queste e molte altre osservazioni andrebbero aggiunte, ma sono sicura nasceranno spontanee.
Non voglio nemmeno annoiare con la mia opinione personale che, forse, è già emersa.
Quello che ci tengo a ribadire è che si tratta di un gesto consapevole e spontaneo. Non lo ha fatto per un pricipio lontano e dettato dall’alto. Non lo ha fatto in quanto cattolica osservante.
Come scriverà suo marito: "Lo ha fatto perchè era una mamma".

Allora rilancio: forse dovremmo chiederci non tanto quando un feto può considerarsi vita, quanto, piuttosto, da quando comincia il senso di maternità.

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I Germani: le prime quote rosa
Ovvero: chi sono i barbari…?

Inesse quin etiam sanctum aliquid et providum putant, nec aut consilia earum aspernantur aut responsa neglegunt. Vidimus sub divo Vespasiano Veledam diu apud plerosque numinis loco habitam; sed et olim Albrunam et compluris alias venerati sunt, non adulatione nec tamquam facerent deas.
[Tacito, Germania, VIII, 2]

"[I Germani] Attribuiscono, anzi, alle donne un che di sacro e di profetico e non ne sottovalutano i consigli o ne disattendono i responsi. Abbiamo veduto noi romani, al tempo del divo Vespasiano, Velleda considerata da molti come un dio; ma anche in passato venerarono Albruna e parecchie altre, non per adulazione, né per farne delle dee."

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bilanci

Lista di alcune delle cose che ho imparato nella feconda settimana ormai conclusa:

  1. il lavoro di squadra paga e appaga.
  2. studiare non fa dimagrire.
  3. non studiare non fa dimagrire.
  4. la resistenza civile e la lotta non armata sono uguali e diverse (come le Kessler).
  5. invecchiando si rallenta e/o rallentando si invecchia (non ho ancora deciso).
  6. i libri di Henry James finiscono tutti malissimo.
  7. il rugby mi esalta più del calcio (visto in tv…si capisce)
  8. se hai un numero maggiore di due lezioni per semestre certamente si accavalleranno (legge della sfiga sovrapposta)
  9. i soldi non piovono, nè affiorano, nè sgorgano, nè scorrono…
  10. il cibo messicano fatto in casa è una pacchia e fa innamorare.
  11. Persone come Nanni Moretti dovrebbero essere asessuate.
  12. la musica troppo forte assorda ma, se la suona la gente giusta, dà euforia.
  13. chiamarsi Ghino Ghinassi è una tragedia annunciata.

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Siamo sicuri che, studiando, gli esami vadano bene, ed evitando di farlo vadano male?

E se fosse tutto inversamente proporzionale?

Proposito per il futuro: studiare meno, dormire di più. E , ogni tanto, spegnere il pc e scrivere a mano.

 

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