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Archive for luglio 2014

Spesso amici problematici ho incontrato. Sono anche stata e sono ancora a mia volta un’amica problematica. Ma siccome in questo momento mi pesa particolarmente affrontare questa cosa, penso che mi ricorderò da sola le regole fondamentali che, per me, fanno di un’amicizia un rapporto di senso. Al di fuori delle quali non ha senso prendersela più di tanto.

– l’offesa. Amico, se un giorno (o più giorni) pensi male di me e decidi in cuor tuo di non dirmelo dev’essere solo perché vuoi seppellire questo sentimento tra le cose che non contano nulla e non incrinano il rapporto. Mai conservare i pensieri neri in un cassetto. Piuttosto, mamma mia, parla e discuti e fatti valere. Un amico non è un genitore né un fidanzato: lasciamo solo a questi l’agire d’intuito e il concetto di “dovuto”. Non è scarso romanticismo, è realismo.

– i limiti. Accettiamo i nostri limiti prima di parlarne. Analizziamo pure i limiti ma per il bene di entrambi e specie di chi li ha e non di chi se ne sente penalizzato. E poi. Parlare apertamente, anche animatamente, dei reciproci limiti non è giudicare. Giudicare è non degnare l’amico del beneficio del dubbio, non concedere possibilità di replica o di recupero. Giudicare è pensare di possedere le conclusioni solo perché si hanno alcune, pur chiare, premesse.

– le differenze. Non capisco a pieno le tue scelte. Non farei come fai tu. Quella cosa che hai fatto mi turba/stupisce/stranisce/sminuisce/fa invidia. Amen. Fa parte del pacchetto. Coltiva il bene che riesci a dare, nel limite delle tue capacità, all’entità che ti parla e interagisce e ti conosce, in tutto il suo insieme. Sicuramente ci saranno cose di te che, in parte, non condividerà mai. Guardare oltre il qui e ora, all’insieme.

– l’attesa. Ogni relazione ha i suoi tempi e quelli delle amicizie a me sembrano sempre simili. Concitati all’inizio, più lunghi dopo le prime difficoltà, cadenzati e armoniosi nel lungo termine. Sapere che l’altro c’è da qualche parte, anche senza ricevere attenzioni. Capire le priorità diverse, aspettarsi e rispettare i ritmi dell’altro è importante, ma senza mettere mai da parte i propri. E qui veniamo al penultimo punto.

– l’umiltà. Se hai bisogno, mostrati per quel che sei e che desideri, soprattutto se stai male. Accetta la fifa di vederti abbandonato, commiserato. Magari non succede. E poi le tue responsabilità, se non le hai ben presenti inutile iniziare una discussione di qualsiasi tipo. Non c’è risoluzione di conflitto che tenga senza reciproca ammissione di colpa. 

– la buona fede. Pensa bene di me. Io voglio pensare tutto il bene di te. Demoliamo insieme le sovrastrutture, i ricattini, le aspettative, le allusioni, le gare, le malignità, le rivalità, i test. Se sono felice gioisci con me, io non sono più felice se non posso esserlo anche con te. Freghiamocene se non è stato tutto perfetto, se non è sempre uguale la felicità…la ruota gira e a volte un amico vero (anche se problematico) aiuta a farla girare più in fretta.

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