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Archive for maggio 2007

"Ma il quesito ultimo rimane lì come un fantasma, sempre presente e non esorcizzabile:
è possibile estendere una civiltà elevata alle classi inferiorisenza degradare il contenuto di essa e diluirne la qualità fino all’evanescenza?
Non è ogni civiltà destinata a decadere non appena comincia a penetrar nelle masse?"
[M. Rostovtzeff, Storia economica e sociale dell’Impero romano]

Il dibattito è aperto:

Si può diluire un vino senza alterarne il sapore?

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family …che?

Voglio scrivere perchè mi sento un po’ fraintesa.
Mi definire cristiana, ma non per questo a favore del Family day!

Per Skalabrina: mi spiace molto deluderti ma credo proprio che questa volta io e lo Zizzi andremmo d’amore e d’accordo…a meno che lui non ne faccia una questione di principio (eh…sì, lo so…di solito capita così…però…vabè!)

Dunque:
Io non sono andata al Family day….nè ho messo fuori candele (come poteva mancare il Families night..??) per esprimere vaghe solidarietà a caso (nessuno se la prenda).
Mi è sembrata una gran pagliacciata…per di più inconcludente e, peggio, controproducente.

 

C’è in ballo un tema scottante (o così viene fatto passare): la famiglia. Un governo cosa dovrebbe fare? Vedere le esigenze del paese, stabilire dei valori imprescindibili e legiferare di conseguenza.
Quali valori, mi direte voi? Come si fa a mettere d’accordo un transessuale con uno sposato bigotto?
Beh, intanto si parte da cosa hanno in comune entrambi….
Vivono insieme alla/al loro compagna/o, condividono spese con lui/lei, lo/la supportano in momenti di difficoltà, in caso di morte vorrebbero avere voce in capitolo e si trovano a dividere le spese per un figlio e la responsabilità della sua crescita.
Il fatto che si siano promessi ufficialmente di continuare a farlo per sempre oppure no…se ci si pensa….non è poi così rilevante. E il fatto che l’abbiano giurato davanti a un altare o davanti a un sindaco con la fascia tricolore…personalmente lo trovo accessorio (nello specifico della questione "facciamo un legge sulla famiglia"). Dunque, Che fare?
Intanto sarebbe un ottimo inizio lo stabilire che il matrimonio è chiamato "istituzione" perchè deve farsi garante di qualcosa. Parliamo di tutele: tutele del bambino, del coniuge/compagno.

A me non me ne frega niente se il tipo di unione si chiama Dico, Pacs o matrimonio. Basta che sancisca poche semplici condizioni e, questo è importante, uguali per tutti. Qualche esempio idiota:

  • le spese: perchè una coppia di conviventi può avere delle facilitazioni fiscali (mutuo, tasse scolastiche…) siccome risulta che le spese sono solo a carico della madre? No, se avete un figlio e vivete insieme i vostri stipendi vanno sommati, come in una coppia sposata….insomma: uguali doveri
  • il bambino: sono d’accordo che non sia la promessa eterna a tenere insieme due persone ma…porca miseria, prima di farlo…assicurarsi che ai genitori non basti una firmetta per cancellare tutto l’accordo. La convivenza può essere un "contratto a tempo", un figlio no.
  • In caso di disgrazie (facendo le corna): il compagno/compagna deve avere i diritti di un marito/moglie. Assolutamente. Anche se gay.
  • Non continuo perchè annoio e banalizzo troppo….

Però…io non sarò votata alla politica…ma di vie per dialogare ne ho viste eccome!Eppure nessuna è stata imboccata. Perchè?
Ah….perchè la nostra è l’Italietta che gira intorno ai problemi…"perchè a noi ci piace fare casino"…litigare e urlarci dietro è l’apice della nostra soddisfazione. Il Divisionismo che ho visto in questi mesi ci riporta direttamente indietro di non so quanti decenni.
Cosa intendo?

Intendo che non ha senso che la Chiesa si metta a parlare dei valori superiori del matrimonio, se poi non si è dimostrata all’altezza di trasmetterli agli attuali trentenni conviventi "senza dio e irresponsabili" che, però,  vent’anni fa hanno fatto catechismo….e magari pure i chirichetti…

Intendo che non ha senso parlare di laicità e cercare facili contrapposizioni demagogiche atei/cattolici per riscuotere consensi…non è di Fede che si discute. Non è della forma della cerimonia. E’ di contenuti che dovremmo discutere, di dirittti e doveri uguali per tutti.

Invece no, noi si scende in piazza, si accende il cero, si approfitta per dire l’ennesimo "ratzynger muori" o "cattolici fascisti"….non si perde l’occasione per fare prediche con 30 divorzi alle spalle…
Non si smette di dire "noi" e "loro"….come se veramente esistesse un "noi"e un "loro".
Non si pianta lì di ricondurre tutto e tutti a schieramenti obsoleti, giusto per far contento Vespa e i suoi…giusto per riuscire a non cambiare davvero le cose.
Non voglio semplificare troppo ma a mio vedere i valori cristiani, tanto demonizzati, riguardo alla famiglia sono:
Serietà del rapporto, che si presume eterno soprattutto per dare la possibilità a un figlio di poter appoggiarsi alla figura di un padre e di una madre per più di tre anni di vita…
Esclusività del rapporto (che poi è una forma di rispetto dei sentimenti dell’altro)
Onestà del rapporto che prevede condivisione completa di gioie e dolori
Rispetto del coniuge e della coniuge (nessuna subordinazione) rispetto e amore nei confronti del figlio.
Amore come base dell’unione, come unico fine dell’unione, come motore dell’unione.

Credo che tanti laici abbiano le stesse idee di un rapporto di convivenza, senza professarsi cattolici. Idee importanti, che vanno rafforzate e difese.
Stiamo entrando in una fase delicata, penso, in cui la nostra cultura si incontra con culture che in fatto di unioni matrimoniali, diritti della coniuge e del figlio, finalità dell’unione hanno un po’ di idee confuse…
Meglio che iniziamo a chiarirci le nostre…

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Avevo scritto un post lunghissimo sul Family Day…
Ma poi il computer se l’è pappato mentre cercavo di inserire un’immagine e ora non mi va più di riscriverlo…vi è andata bene!

Però raccoglierei volentieri le vostre impressioni sulla giornata di oggi…commentate e ditemi cosa ne pensate sinceramente, così magari torna anche a me la voglia di sfogarmi. Perchè,a dirla tutta, oggi sono un po’ amareggiata.

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Siamo sulla Gazzetta!
(dopo quasi un mese….)

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Ad un certo punto, un sacco di anni fa, Roma e Cartagine si fecero una guerra che noi, oggi, definiremmo "evitabile". Alcuni decenni dopo, quando la guerra non aveva ancora finito di angosciare gli animi e pochi riuscivano a scommettere sul suo esito finale, un greco, uno che aveva studiato, un "professorone", ma  costretto a vivere a Roma, iniziò a raccontarla.

Polibio si era reso conto, infatti, di essere nel bel mezzo di un fatto epocale. Da una scaramuccia per un fazzoletto di terra si era passati a una guerra violenta dal cui esito dipendevano le vite di molti…di tutti. E lui, almeno, aveva il dovere di scriverne.

Proprio a metà della prima guerra punica Roma aveva la vittoria a portata di mano. Con una mossa geniale e al contempo audace era sbarcata a sorpresa in Africa, in territorio nemico, perchè, come con gli animali, non basta difendersi: è necessario colpire il nido direttamente se si vuole scongiurare la minaccia. Ma, forse più saggiamente di come avviene da qualche parte oggi, le rappresaglie dei romani non erano molto di più di qualche "toccata e fuga"; i saccheggi e le distruzioni nel territorio nemico dovevano portare alla negoziazione, non alla conquista. Una sorta di "punzecchiamento" per arrivare a una soluzione. Ovviamente a loro vataggio.

Ed è qui che, come nei film, entra in scena un Santippo qualunque, un mercenario spartano nell’esercito cartaginese che, per qualche soldo, ti capovolge le sorti della guerra. Un genio, o, meglio, l’unico sveglio in un paese di tardoni demoralizzati.
In una sola battaglia un numero esorbitante di romani vengono accerchiati, colpiti, schiacciati dagli elefanti, inseguiti, sterminati o fatti prigionieri (tra questi anche quel pallone gonfiato di Attilio Regolo, comandante romano). Sconfitti in un giorno gli "imbattibili", le certezze romane  erano crollate di colpo e il sogno di una conclusione a breve della guerra si allontanava inesorabilmente…si prospettavano anni terribili.

[Prima guerra mondiale…Vietnam…ecc…]

Il vecchio "professorone" era colpito, sbalordito…tanto da dover scrivere una sua riflessione, qualcosa che arrivasse  noi perchè era assurdo dimenticare:

"Un solo uomo e una sola mente, infatti, annientarono truppe che sembravano efficaci e imbattibili e riportarono in condizioni migliori un stato visibilmente a terra e il morale abbattuto delle truppe.
Ho ricordato queste cose per fornire uno strumento di correzione ai lettori dell’opera storica.
Se si considera, infatti, che esistono per tutti gli uomini due modi di cambiare in meglio- mettendo a frutto le proprie sventure e quelle altrui-, il cambiamento dovuto ai rovesci personali risulta più visibile, quello dovuto ai rovesci altrui più innoquo."

In altre parole: se un uomo vive una disavventura personalmente impara facilmente dagli errori che ha commesso…molto più difficile è per l’uomo imparare dagli errori degli altri senza averne fatto esperienza. E questo Polibio, che scemo non era, lo sapeva.

Io, molto banalmente, mi chiedo: E’ questo che continuerà a fare l’uomo in eterno? In eterno sperimentare quello che è già stato vissuto da altri?
Perchè se non capita a noi è come se non fosse mai capitato?
Ne cambierebbero di cose se cominciassimo a leggere i libri di storia come leggiamo un diario o un romanzo…se potessimo identificarci con chi ci è passato e dire: è come se fosse capitato a me, forse (e dico forse) si farebbero passi avanti.
Fare la stessa cosa con quello che raccontano i nonni, gli immigrati, i notiziari.
Smettere di relativizzare tutto e tutti…non concentrarsi sulle differenze (pur importanti) ma sulle analogie tra le guerre di ieri e quelle di oggi, tra l’uomo di ieri e di oggi.
Non concedersi dei brutti bis…

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